"Oggi dobbiamo vincere" - NON NEI PRIMI CALCI #4

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Il nostro compito nei Primi Calci non è vincere le partite.
Se pensiamo questo, probabilmente abbiamo sbagliato percorso.

Dovremmo provare ad aprire la mente ed entrare in “modalità Primi Calci”
oppure contattare una squadra di Terza Categoria per la prossima stagione.

Concedimi la provocazione :slightly_smiling_face:

Detto questo, resto dell’idea che l’istruttore debba rispettare la voglia di vincere dei bambini.
Nello sport il risultato esiste, e chi gioca una partita è giusto che lo faccia anche con l’obiettivo di vincere. È una spinta motivazionale naturale.

Per tanto tempo ho detto ai bambini:
Non mi interessa il risultato.

Ultimamente ho aggiunto:
…ma è giusto che interessi a voi.

Non sembra, ma fa una differenza enorme.

Il bambino capisce che io non sto allenando la partita per vincerla,
ma che è giusto che il loro impegno in campo sia orientato anche verso quel risultato.

Perché alla fine la vera domanda non è se si vince.
La domanda è come si arriva alla vittoria.

Possiamo prendere il bambino più bravo della squadra e dirgli di restare sempre avanti.
Tutti gli altri dietro, in difesa.
Poi possiamo chiedere al bambino che calcia più forte di buttare sempre la palla avanti per il nostro bomber.

Vittoria assicurata.

Ma dopo 15 anni nell’Attività di Base credo di avere circa un 70% di partite perse :sweat_smile:
ma anche il 98% di bambini felici e migliorati, almeno un po’.

E per me questo conta molto di più.

La vittoria, a questa età, è spesso sopravvalutata.

Tornando al come, io di solito assegno degli obiettivi prima della partita.
Obiettivi che diano continuità a quello che abbiamo fatto in allenamento.

Perché noi mister dovremmo provare a guardare la partita proprio così:
come un allenamento.

Ad esempio:
Bimbi, cosa abbiamo imparato questa settimana?
A condurre la palla proteggendola dall’avversario.
E come lo facciamo?
Aprendo lo sportello.” (allargando il braccio opposto)
Giusto! Quindi l’obiettivo di oggi è questo:
condurre la palla proteggendola, aprendo lo sportello.

L’obiettivo può essere più o meno complesso, a seconda del momento e del livello del gruppo.
Può essere tecnico o tattico (individuale o collettivo).
Può essere uno, a volte due.
A tre di solito non arrivo mai.

Qualche giorno fa un collega mi ha dato uno spunto interessante:
Bisognerebbe provare ad assegnare degli obiettivi che generino punteggi durante la partita.
Una sorta di partita dentro la partita.

Per mantenere la motivazione alta e continuare a perseguire gli obiettivi, anche quando la partita è troppo a favore di una delle due squadre.

La cosa mi ha incuriosito e vorrei provarla a strutturare.

Se hai sperimentato qualcosa di simile, mi farebbe piacere leggere la tua esperienza.
E se ti va, dimmi cosa ne pensi di questo argomento.

LA COMPETITIVITÁ NEI PRIMI CALCI :soccer_ball:

La competitività nei bambini è un tema molto delicato e complesso da gestire.

Quanti bambini conosciamo che “non sanno perdere”, che quindi reagiscono male alla sconfitta?
Quanti altri ne conosciamo che “non sanno vincere”, che esagerano nell’esaltazione della vittoria andando anche contro gli sconfitti?

Spesso si dice che nei bambini bisogna togliere la competitività.
Io non sono molto d’accordo.
Evitare la competitività, per me, non è la soluzione ideale per risolvere queste dinamiche.
Si rimanda soltanto il problema a quando saranno più grandi.

La competitività va educata, gestita.
Non eliminata.

Tra le varie strategie possibili di educazione alla competitività, te ne propongo una pratica che provo spesso.
Si tratta di un torneo interno misto tra bambini di entrambe le annate di Primi Calci.

Il torneo viene giocato circa a settimane alterne nel corso della stagione, o nella seconda parte.
In ogni giornata le squadre sono sempre diverse.

La particolarità che farà storcere il naso a molti è che c’è una classifica individuale basata sulle partite vinte.
Ma ho aggiunto anche altro.

Gli istruttori assegnano punti bonus per:
•⁠ ⁠comportamenti di fair play
•⁠ ⁠correttezza
•⁠ ⁠belle giocate
•⁠ ⁠atteggiamenti positivi verso i compagni

L’idea è semplice:
non togliere la competitività, ma educarla.

Allargare il significato di “vincere”.

I risultati in termini educativi e di gestione della competitività spesso sono sorprendenti.

Aggiungo però un piccolo ma necessario promemoria:
La sola attività non basta per educare alla competitività.
É sempre l’atteggiamento dell’istruttore che fa la differenza.